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E' per me un dolore profondo dover commentare la scomparsa del mio
Maestro Antonio Di Ciolo. Insieme a lui ho vissuto momenti esaltanti,
come i 2 Campionati del Mondo individuali vinti e l'oro di Atene, ma
anche tristi, come Pechino, Sydney e l'argento individuale del 2004. Era
il 1986 quando ha iniziato ad insegnarmi la scherma ed era il 2008
l'ultima volta in cui ho incrociato il ferro con un genio, forse
incompreso, perché sempre troppo avanti rispetto agli altri. 22 anni di
lavoro intenso, di aggiornamento continuo, di scambi di vedute,
riflessioni, di viaggi e trasferte, di battute e anche di qualche
arrabbiatura. Quante volte per studiare arrivavo tardi in palestra e lui
sempre pronto ad aspettarmi, incavolato, ma c'era. Quante volte gli ho
sentito dire "ci vediamo domani alle 9:00". Nel 1998 vinsi la 1^ gara di
Coppa del Mondo Assoluta a Vienna, contro Stefano Cerioni, non uno
qualunque: lo chiamai e gli dissi "Maestro ho vinto". Mi rispose "Ok, ci
vediamo lunedì in palestra". Ho avuto il privilegio di avere il
Migliore. Bisognava capirlo, trovare alchimia schermistica, in ogni suo
gesto c'era un perché. Un pomeriggio mentre facevamo lezione, tirò fuori
un pezzo di carta igienica, dove si era segnato un movimento da
trasmettermi. Pensava scherma sempre, ovunque e ne discuteva con
chiunque, finendo quasi sempre per dire "un'ha capito nulla" (anche se
il finale era più colorito). Ricorderò sempre quella sua mano che ho
incrociato in tutti questi anni e che mi trasmetteva poesia. L'11 agosto
2008 a Pechino, con Marco da lontano ad ascoltare il rumore delle lame e
la passione dell'ultima lezione, mi disse stanco, ma fiero "vai bimbo,
ora tocca a te". Ciao Antonio, ti chiamo per nome come non ho mai fatto
prima. Ci rivedremo tutti insieme. Ti voglio bene. Toti.

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